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Campiglia Marittima

Campiglia MarittimaTipico centro d'impianto collinare, vigila la piana del Cornia, dischiudendo prospettive panoramiche di ampio respiro verso il golfo di Follonica e la prospiciente isola d'Elba. Antico feudo dei Della Gherardesca, appartenne a Pisani e Fiorentini. Nel quartiere medievale sorge il bel Palazzo Pretorio


con stemmi dei podestà e una poderosa Torre in pietra. Al suo interno si visita l'Esposizione Permanente di Minerali. Dominano l'abitato i ruderi dell'antica Rocca, le cui origini sembrano risalire all'VIII sec, e che fu ricostruita nei secc. XII - XIII.Il borgo di Campiglia Marittima dista solo 20 km dal nostro casale , si organizza su due colli alle pendici occidentali del monte Pitti, in bella situazione paesistica. Il territorio campigliese fu dall'età etrusca sfruttato per le risorse minerarie (rame, ferro, piombo argentifero, marmi), intensivamente durante il Medioevo e ancora nel '500 per iniziativa di Cosimo I; in tempi più recenti, l'attività si è concentrata sulle cave di calcare. L'abitato, che fu castello dei conti della Gherardesca, passato a Pisa e poi (1406) a Firenze, è interessante per l'impianto mosso e artistico e per l'integrità del tessuto urbano, nel quale spiccano frequenti episodi di edilizia civile medievale. Nel giro delle fortificazioni, potenziate nel periodo fiorentino si aprono le antiche porte denominate a Mezzogiorno, principale ingresso al paese, a Ribellino poco lontana, e S. Antonio sul versante opposto, con stemmi quattrocenteschi.
campiglia panoramaDalla centrale piazza della Repubblica, con casetorri di tipo pisano (rimaneggiate), si sale al Palazzo pretorio, d'impianto duecentesco ma ampliato e modificato in più tempi, una facciata ricca di stemmi di podestà (secoli xv e xvi). Vicino è la fronte incurvata di un edificio settecentesco con elegante porticato in cotto. Domina dall'alto la Rocca (accessibile dalla strada esterna), i cui resti visibili datano ai ecoli xii-xiii (vi sono in corso scavi archeologici).
Uscendo sulla strada per Cafaggio si raggiunge, nel cimitero, la pieve di S. Giovanni, di nitido impianto romanico pisano; è a croce latina, con unica navata coperta a capriate, mentre i bracci e l'abside sono voltati in pietra. Iscrizioni ne attribuiscono la costruzione (1173-77) a un maestro Matteo, cui si deve anche il classicheggiante bassorilievo sul portale laterale con Meleagro che caccia il cinghiale calidonio.
L'entroterra campigliese costituisce un comprensorio di grande interesse paesaggistico, ambientale e storico. La valorizzazione turistico culturale dell'area si avvale di recenti iniziative tra le quali è da ricordare l'istituzione del Parco culturale della Val di Cornia, creato con capitali pubblici e privati all'interno di ambiti di valore naturalistico e storico archeologico. Ne fanno attualmente parte i seguenti parchi: archeologico-minerario di S. Silvestro; naturalistico-balneare di Rimigliano; naturalistico-balneare della Sterpaia; naturalistico-forestale di Poggio Neri; archeologico-naturalistico di Baratti-Populonia; naturalistico di Montioni che comprende un esteso complesso boscato situato tra la Val di Cornia e la Valle del Pecora.

Parco archeologico-minerario di S. Silvestro.

Rocca di san silvestro La vicinanza del nostro Casale al comprensorio di Campiglia Marittima permette una visita a questo parco minerario. Costituisce un'area di notevole interesse storico documentando l'attività estrattiva e le lavorazioni metallurgiche nell'arco di quasi tremila anni L'ingresso è sulla strada che si stacca dall'Aurelia a sud-est di San Vincenzo in direzione di Campiglia Marittima (circa 6 km da San Vincenzo). All'entrata del Parco, una serie di edifici, costruiti fra la metà del sec. XIX e gli inizi del XX per le attività estrattive, sono stati restaurati e ospitano il centro visita, i musei del parco e il punto di ristoro. La visita prevede anche un percorso in miniera. Il più importante insediamento medievale è il castello di Rocca S. Silvestro, in una pregevole cornice naturalistica, fondato fra il x e l'xi secolo per lo sfruttamento dei giacimenti di rame e piombo argentifero della zona; fu abitato fino alla seconda metà del xiv secolo, quando l'inadeguatezza delle strutture tecnologiche utilizzate determinarono il completo abbandono del villaggio. Fino agli inizi del xx secolo ne furono proprietari i conti della Gherardesca, poi i loro visconti che presero dal castello il nome di signori della Rocca. Questi gestirono la produzione mineraria e metallurgica del territorio destinata alla produzione monetaria delle zecche toscane (Lucca e poi Pisa). L'abitato è circondato da una cinta muraria ben conservata per lunghi tratti. Sulla sommità è ubicato il cassero con la torre di guardia e la residenza signorile; nelle adiacenze di questa si trova la chiesa con l'area cimiteriale.

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